Consigliere Marco Carrel “Come potete essere credibili mettendo in discussione le nostre leggi?”

5 Maggio 2026

Nel Consiglio regionale del 5 maggio 2026, il Consigliere di Pour l’Autonomie Marco Carrel, iscritto al Gruppo Autonomisti di Centro, è intervenuto nel dibattito sul punto n. 01 “Presa d’atto della decadenza dalla carica del Presidente della Regione”.

 

«All’inizio della legislatura» ha commentato il Consigliere Carrel «qualcuno, forse preso dall’entusiasmo per l’incarico che andava ad assumere, ha parlato di credibilità definendola la cifra stilistica di questa maggioranza e di questo Governo. A distanza di pochi mesi, di un ricorso e di una sentenza avversa, come Pour l’Autonomie non possiamo fare a meno di chiederci cosa rimanga oggi di quella stessa vantata credibilità dopo la strategia difensiva adottata da Renzo Testolin –e fatta propria dalla Giunta nella costituzione in giudizio – fondata sull’incostituzionalità di una legge regionale, e le parole perlomeno discutibili espresse dagli avvocati della Regione riguardo alla predetta sentenza e al tribunale che l’ha emessa. Questa vicenda, da me definita come un boomerang capace di sfidare la fisica e anche gli anni arrivando dal lontano 2007, ci mette davanti a una lezione impossibile da ignorare: la politica del “contro” ha ormai fatto il suo tempo ed è ora necessario aprirsi a quella del “per” basata su condivisione, dialogo e impegno nel costruire qualcosa. Un modo di pensare e di agire, questo, che è da sempre proprio del nostro Movimento e che continuiamo a riaffermare con coerenza oggi, a fronte di dichiarazioni smentite dai fatti e di un quadro di eventi a dir poco sconcertante».

«Due sono gli aspetti politici della situazione su cui ho chiesto ai colleghi Consiglieri di riflettere attentamente. Primo, il Presidente della Regione svolge funzioni prefettizie, ed è pertanto tenuto a rappresentare l’autorità dello Stato e a vigilare sulle norme che regolano la nostra autonomia, ponendosi quale primo garante della legalità e dell’interesse superiore della comunità valdostana. Nel momento in cui chi riveste tale doppio ruolo sceglie di attaccare la legittimità di una legge regionale per fini difensivi privati, quella che viene a porsi inevitabilmente è una questione di coerenza individuale, di affidabilità politica e di rispetto verso le istituzioni e la collettività, che difficilmente potrà essere superata, neppure da un eventuale esito in appello favorevole. Secondo, in Valle d’Aosta il Presidente della Regione non è eletto dai cittadini bensì dal Consiglio e di conseguenza, in caso di sua decadenza, restano meno di sessanta giorni per individuarne uno nuovo ed evitare lo scioglimento anticipato della legislatura. In un passaggio così cruciale, decidere di non percorrere questa strada per avallare invece l’appello e attenderne l’esito significa solo rimandare il problema, compiendo una scelta azzardata di cui ci si deve assumere la piena responsabilità politica, senza nascondersi dietro concetti quali governabilità o stabilità — qui usati come alibi per spostare l’attenzione — nel rispetto di questo Consiglio e dei valdostani che ci hanno votato».

«Al di là di ogni considerazione aggiuntiva, resta il fatto che, in caso di appello, il Presidente decaduto riassumerà le sue funzioni all’interno di una Giunta inevitabilmente condizionata da una posizione ancora sub iudice. Un passaggio, questo, dal nostro punto di vista preoccupante, dato che a essere affrontati a breve saranno temi fondamentali per la nostra comunità – tra cui le modifiche allo Statuto, le norme di attuazione sulle concessioni idroelettriche e quei 270 milioni di avanzo di amministrazione – che richiedono e impongono una chiarezza ben difficile da ottenere e, ancor di più, da garantire in un simile clima di incertezza».

«In conclusione del mio intervento mi sono rivolto all’ex Presidente Testolin. Se è vero quanto emerso a mezzo stampa circa le sue intenzioni e i paletti posti da alcune forze della maggioranza, ritengo non gli resti che ragionare con cura sulle une e prendere atto degli altri, per poi agire politicamente con realismo e responsabilità, senza lasciare l’ultima parola ai giudici, ma dando invece un segnale chiaro e inequivocabile della sua volontà di anteporre il bene della Valle d’Aosta e dei valdostani ad ogni logica o interesse personale».

 

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