A seguito del partecipato e importante Congresso del 24 maggio 2026 – in cui sono state delineate le linee programmatiche e politiche – il Movimento Autonomista Pour l’Autonomie ha concentrato la propria attività sul territorio regionale, nella convinzione che per un’azione politica realmente capace di proiettarsi verso il futuro non ci si possa limitare ai soli momenti congressuali o all’operato del Comitato Direttivo, ma si debba invece assicurare alle realtà locali una presenza costante, un ascolto attento e un dialogo continuo.
Con questo obiettivo, nel corso della stagione estiva sono stati calendarizzati incontri mirati in ciascuna Unité des Communes, che si sono conclusi con la convocazione degli iscritti per l’elezione dei rispettivi organi di sezione e la nomina dei seguenti referenti:
– Sezione Aosta e Grand Combin: Coordinatore Bonifacio Di Pietrantonio, Vicecoordinatrice Federica Sagaria, Consiglieri Monica Schiavello, Francesco Macrì, Hicham Fannan;
– Sezione Mont Cervin: Coordinatore Erik Camos, Vicecoordinatore Denis Vesan, Consiglieri Elena Vaj Piova (con funzioni di Segretaria amministrativa), Valentina Herin e Edy Dujany;
– Sezione Grand Paradis: Coordinatore Dante Gérard, Vicecoordinatore Mathieu Courthoud, Consigliera Pinuccia Temporelli;
– Sezione Mont Emilius: Coordinatrice Sara Napoli, Vicecoordinatrice Milena Zanardi, Consigliere Fabrizio Chabloz;
– Sezione Walser e Mont Rose: Coordinatore Stefano Thedy e Vicecoordinatore Daniele Mania;
– Sezione Valdigne: Coordinatore Roberto Rey, Vicecoordinatrice Mara Chabod e Consigliere Raphael Castelnuovo;
– Sezione Evançon: Coordinatore André Cretier, Vicecoordinatore Giulio Abbruzzese.
Si è trattato di una fase intensa e particolarmente significativa, che molto dice del tipo di Movimento che stiamo costruendo: non un’organizzazione in cui le decisioni vengono calate dall’alto, ma un corpo unico diffuso e ramificato che si fonda sul coinvolgimento attivo e sulla condivisione delle scelte, nella consapevolezza che per parlare di Autonomia si debba cominciare proprio dalle vallate, dai Comuni e dai cittadini.
Il Segretario politico Aldo Di Marco esprime «soddisfazione per la grande partecipazione agli incontri, che dimostra come, in un momento così complesso per la nostra Autonomia, sia più che mai forte nella nostra comunità la richiesta di chiarezza, concretezza e cambiamento, indispensabili per restituire nuovo slancio a un mondo della politica ormai percepito come troppo distante dalla quotidianità dei valdostani. Pour l’Autonomie, dopo aver da sempre affrontato le sfide più complesse dando prova di spirito propositivo e senso di responsabilità, oggi si completa con una nuova struttura organizzativa, rinnovando l’impegno a continuare con coerenza il proprio percorso di crescita» e continua «Il Congresso ha rappresentato per noi un passaggio fondamentale in cui agli interventi ufficiali e al dibattito politico abbiamo voluto affiancare il coinvolgimento diretto dei nostri iscritti e simpatizzanti, chiamati a indicare le priorità e le urgenze per il futuro della Valle d’Aosta. Circa trecento hanno risposto alla nostra consultazione, generando una consistente mole di osservazioni, preoccupazioni, idee e proposte costruttive. Da questo materiale, attentamente analizzato ed elaborato, ha preso forma “le Printemps Valdôtain”».
Il Presidente Marco Carrel sottolinea come «in ogni località in cui abbiamo organizzato i nostri incontri, abbiamo avvertito una grande responsabilità, poiché sono sempre di più i valdostani che non si riconoscono nell’azione politica e amministrativa attuale e che ci chiedono di rilanciare il modello autonomista della nostra Regione. Strutturare il nostro Movimento con le sezioni territoriali e i coordinatori serve in primis a raccogliere questa sfida con la forza e l’energia che da sempre ci contraddistinguono. Già il 24 Maggio 2026 come Pour l’Autonomie abbiamo lanciato un messaggio chiaro e inequivocabile: la Valle d’Aosta ha bisogno di una nuova stagione politica che nella nostra visione abbiamo definito con il nome di Printemps Valdôtain» e conclude «Dopo questi lunghi mesi di lavoro sul territorio, possiamo finalmente contare su una struttura interna che ci permetterà di prendere decisioni condivise e mirate, a partire da quelle sulle prossime elezioni politiche, che saranno cruciali se veramente vogliamo rinnovare e rilanciare la nostra Regione».
Tra i molti argomenti trattati durante gli incontri sul territorio che si sono svolti nel periodo estivo, ne abbiamo individuati tre — acqua, famiglia e montagna — su cui abbiamo focalizzato la nostra attenzione non perché siano gli unici problemi della Valle d’Aosta, ma perché dentro questi tre temi troviamo molte delle questioni che riguarderanno il nostro futuro.
- L’acqua: una risorsa da governare
Per una Regione di montagna come la nostra l’acqua rappresenta un patrimonio essenziale e un bene primario da cui dipendono buona parte della nostra economia e delle nostre prospettive di sviluppo. Il primo dovere è quindi quello di garantire acqua potabile di qualità. Una finalità da perseguire attraverso la protezione delle sorgenti, il rinnovo degli acquedotti, la riduzione delle perdite e l’attuazione di politiche mirate a contrastare un cambiamento climatico che impone un nuovo rigore nell’uso della risorsa idrica.
Allo stesso tempo, l’acqua costituisce l’elemento vitale che alimenta i nostri pascoli, le coltivazioni e gli alpeggi, assicurando lo sviluppo delle nostre produzioni agricole e zootecniche di eccellenza e al contempo la cura e il mantenimento del territorio. Una realtà che trova nei ru e nella rete irrigua, frutto di un’opera ingegnosa e secolare, la sua espressione più compiuta, capace di raccontare meglio di tante parole il rapporto tra l’uomo e la montagna.
L’acqua rappresenta inoltre la fonte energetica strategica per il nostro comparto idroelettrico e richiede pertanto che si intervenga con un costante miglioramento dell’efficienza degli impianti esistenti e, parallelamente, con la valutazione di nuove possibilità che vanno dai piccoli salti ai sistemi di accumulo, fino alle tecnologie più avanzate. Al contempo occorre che la questione relativa a quanta parte della ricchezza prodotta attraverso la nostra acqua ritorni davvero sul territorio, venga affrontata e definita con soluzioni che producano benefici per le famiglie, per le imprese e per le nostre comunità.
- La famiglia: una scelta di prospettiva
La Valle d’Aosta, come molti altri contesti, sta registrando un progressivo invecchiamento demografico, segnato da un calo delle nascite e dalla difficoltà per i giovani, dopo un percorso di studio o lavoro fuori Regione, di rientrare in Valle. Non possiamo pensare di risolvere un problema di questa portata con interventi estemporanei o contributi occasionali, ma serve invece una politica organica per la famiglia che sappia tenere insieme natalità, casa, occupazione, servizi per l’infanzia e reale possibilità di conciliare lavoro e vita familiare.
Per quanto attiene alle modalità di accesso ai servizi e alle agevolazioni, riteniamo che sia arrivato il momento di un cambio di passo che, dal nostro punto di vista, può realizzarsi solo con l’introduzione di un Indicatore Economico Valdostano. Nella nostra proposta questo nuovo strumento, pensato per superare l’attuale ISEE, dovrà risultare più aderente alle nostre specificità, tenendo nel giusto conto il costo della vita in montagna, la composizione delle famiglie, il loro radicamento sul territorio, e le oggettive esigenze di chi si trova in situazione di difficoltà e deve poter contare sulla solidarietà della collettività.
Al centro di ogni azione politica che abbia come traguardo autentico promuovere il benessere dei valdostani devono restare le famiglie che lavorano, crescono i propri figli, pagano le tasse e che, spesso da generazioni, contribuiscono alla crescita economica e sociale della Valle e alla costruzione della nostra Autonomia, e che oggi meritano di percepirla come una prerogativa effettiva e tangibile, in grado di migliorare la loro vita.
- La montagna deve continuare a vivere
Nella nostra visione politica e identitaria, la montagna non è semplicemente un ambiente naturale da tutelare o un prodotto da offrire ai turisti, bensì è il luogo in cui si è formata la comunità valdostana e che ha plasmato lo spirito di un popolo, fortemente legato alle sue radici, alla sua storia e a un territorio certamente difficile ma anche di impareggiabile bellezza.
Con grande preoccupazione siamo quindi costretti a registrare come negli ultimi decenni sia fortemente aumentato il rischio di spopolamento dei villaggi e delle zone più alte, che si traduce inevitabilmente con la perdita di residenti ma anche e soprattutto di servizi, attività economiche di montagna, relazioni sociali e presenza sul territorio.
Se vogliamo che la montagna continui a vivere, dobbiamo creare le giuste condizioni affinché sia concretamente possibile, garantendo collegamenti efficienti, servizi essenziali, connessioni digitali, abitazioni disponibili, lavoro stabile, e valorizzando al tempo stesso i pilastri dell’economia di montagna: agricoltura, allevamento, turismo, artigianato, foreste ed energia. Servono interventi pubblici mirati, incentivi fiscali dedicati e politiche di sostegno capaci di premiare chi sceglie di rimanere ad abitare e a produrre in quota, perché chi mantiene un alpeggio, recupera una casa, apre un’attività o decide di vivere con la propria famiglia in un villaggio non compie soltanto una scelta personale, bensì contribuisce attivamente a mantenere vivo l’intero territorio.
Investire nel nostro territorio non significa solamente destinare risorse alle infrastrutture, ma attuare una politica chiara e lungimirante che tenga in considerazione i cambiamenti climatici e le opportunità che si presenteranno nei prossimi anni, tenendo ben presente che la montagna ha bisogno di essere sostenuta ma in primo luogo di essere popolata e presidiata.
Il nostro lavoro continua su questi come su tutti i temi di rilevanza regionale, e a chi ci chiede quale Valle d’Aosta vogliamo, ad oggi rispondiamo:
- vogliamo una Valle capace di utilizzare bene le proprie risorse e di far ricadere sul territorio la ricchezza che esse producono;
- vogliamo una Valle nella quale un giovane possa pensare di restare o di tornare, trovare una casa, lavorare e costruire una famiglia;
- vogliamo una Valle in cui scegliere di vivere in un paese o in un villaggio di montagna non significhi avere meno opportunità.
Per dare soluzioni alle criticità che permangono rallentando la nostra crescita, servono coerenza, pragmatismo, competenza, impegno costante, ascolto del territorio e coraggio di compiere scelte lungimiranti. Sono questi i fondamenti del metodo in cui ci riconosciamo e che guidano il nostro agire verso un modello di Autonomia che, se vuole continuare ad avere un significato per i valdostani, deve tornare prima di tutto ad essere uno strumento concreto per governare il nostro territorio e costruire il nostro futuro. L’autunno è appena iniziato, e siamo convinti che i valdostani condividano con noi l’urgenza di avviare un vero Printemps Valdôtain che sappia produrre un reale cambiamento, creando un sistema alternativo a quello attuale.
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