CAPOGRUPPO DI MARCO “SI a una riforma della legge sulla cittadinanza basata sullo Ius Scholae”

19 Dicembre 2024

Nell’ultimo Consiglio regionale del 2024, che si è svolto nelle giornate del 18 e 19 dicembre, il Capogruppo di Pour l’Autonomie, Aldo Di Marco, è intervenuto nella discussione generale sulla mozione emendata in corso di seduta, con cui si impegna il Consiglio regionale ad attivarsi, anche attraverso i Parlamentari valdostani, presso il Governo nazionale e il Parlamento per sostenere una riforma della legge sulla cittadinanza, che includa il principio dello Ius Scholae.

«In una società multietnica e multiculturale come quella italiana è necessario porre la più attenta cura ai temi dell’integrazione e dell’inclusione sociale, per fare in modo che vengano garantiti gli stessi diritti civili a tutta la popolazione residente. I diritti su cui ci concentriamo con questa mozione, sono quelli relativi al riconoscimento della cittadinanza per minori stranieri nati e/o cresciuti in Italia, tema di cui si è fatto un gran parlare in seguito ai diversi progetti di riforma basati sui principi dello Ius Solis e dello Ius Scholae».

«Al presente la cittadinanza italiana si acquisisce automaticamente secondo lo ius sanguinis, cioè per discendenza e filiazione, se nati o adottati da padre o madre italiani. Mentre per gli stranieri nati in Italia la legge prevede che divengano cittadini solo se residenti legalmente e senza interruzioni nel nostro Paese dalla nascita e fino ai 18 anni, ed unicamente previa richiesta diretta presentata dall’interessato entro un anno dal compimento della maggiore età. La normativa nazionale che fissa queste come tutte le altre disposizioni in materia di cittadinanza è la numero 91 del 5 febbraio 1992. Una legge che in ragione dei suoi oltre 30 anni dall’entrata in vigore certamente non risponde più alle necessità di un contesto che ha subito in questo lungo lasso di tempo dei profondi cambiamenti di natura sociale, culturale, demografica, ed economica a seguito del massiccio aumento dei flussi di migranti e rifugiati che ha interessato l’Europa e in particolare l’Italia».

«Mentre ancora si dibatte con toni accesi sulla questione dei migranti, sui salvataggi in mare, sul ruolo delle ONG, sui centri di accoglienza nel nostro Paese ormai al collasso, e su quelli allestiti in Albania che con chiara evidenza non possono che definirsi complessivamente, alla luce dei recenti fatti, come un progetto fallimentare; la questione della cittadinanza è tornata al centro dell’attenzione politica negli ultimi mesi, dopo che è stata già affrontata in Parlamento e si è successivamente arenata, per motivi vari e diversi tra cui senza dubbio: l’estrema difficoltà di conciliare le posizioni espresse sulla materia dai diversi schieramenti politici, il tentativo da parte di alcuni di confondere a fini strumentali e propagandistici la questione della cittadinanza con quella della gestione dell’immigrazione, e la mancata volontà di trovare una soluzione il più possibile condivisa».

«La mozione oggi portata alla nostra attenzione ci permette di discutere in quest’Aula di una delle ipotesi di riforma della normativa relativa alla cittadinanza, quella che vede come suo cardine il principio dello Ius Scholae, un principio secondo cui la cittadinanza italiana viene ad essere riconosciuta a tutti i minori stranieri nati in Italia o qui arrivati entro il 12esimo anno di età, che risiedono legalmente e senza interruzioni nel nostro Paese, ed abbiano compiuto un percorso scolastico in Istituti italiani di almeno 5 anni».

«Dico subito che come Gruppo consiliare di Pour l’Autonomie diamo il nostro pieno appoggio ad una riforma che vada in questa direzione. Una direzione che riteniamo coerente e necessaria per un Paese che voglia definirsi civile e rispettoso dei diritti della sua popolazione, e voglia costruire una società equa e solidale; nonché opportuna ed indispensabile a risolvere quella che ad oggi è una problematica che interessa un numero rilevante di giovani stranieri residenti in Italia. E vado di seguito ad esporre brevemente le ragioni che sono il fondamento di questo nostro convincimento».

«In primo luogo la normativa attualmente vigente in materia di cittadinanza relega i minori stranieri ad uno status civile diseguale rispetto ai loro coetanei italiani. Uno status di italiani di fatto ma non di riconoscimento giuridico, evidentemente contraddittorio dato che gli impone degli obblighi tra cui quello scolastico, ma altresì li priva del godimento dei benefici e delle opportunità derivanti dall’essere cittadini italiani, uno per tutti l’accesso alle borse di studio – e vorrei ricordare al collega Manfrin che questa è una mozione su una legge nazionale e non su una legge regionale. In secondo luogo si tratta di minori che essendo nati e/o cresciuti in Italia parlano la nostra lingua, spesso con le inflessioni dialettali tipiche della Regione di residenza, partecipano alle quotidiane attività scolastiche, sportive e relazionali, e sono perfettamente integrati nel nostro tessuto sociale in cui stanno costruendo il loro presente e in prospettiva il loro futuro. E hanno quindi acquisito nel tempo la nostra cultura e il nostro stile di vita, magari combinandoli con quelli dei paesi di origine dei loro genitori ma più spesso entrandoci in conflitto come purtroppo ci ricordano dolorosi fatti di cronaca, senza che la normativa italiana sappia aiutarli nel difficile e complesso percorso di reale inclusione che passa necessariamente attraverso il loro riconoscimento quali cittadini italiani. In ultimo, ma non meno importante, se il vero significato della cittadinanza sta nel riconoscersi profondamente nel proprio Paese, è indubbio che proprio in virtù degli studi intrapresi e dei rapporti intessuti con la collettività, questi minori abbiano sviluppato un senso di identità fortemente connesso con l’appartenenza all’Italia. Eppure si ritrovano ancora nella ben difficile posizione di essere considerati stranieri nel nostro Paese, ma se per questo stranieri anche nella patria originaria della famiglia, vivendo così in una specie di limbo che di fatto li discrimina ingiustamente ed immotivatamente rispetto al resto della giovane e giovanissima popolazione italiana, con cui hanno in comune gli stessi sogni, le stesse aspirazioni, le stesse speranze, e la stessa volontà di partecipare attivamente alla vita sociale, lavorativa, economica e politica di uno Stato che percepiscono e riconoscono come proprio».

«E adesso permettetemi una digressione personale. Tutti credo abbiamo ancora negli occhi le immagini dei nostri atleti sull’imbarcazione che ha sfilato lungo la Senna nella cerimonia d’apertura delle Olimpiadi francesi. Ecco, guardando quella scena non ho potuto fare a meno di pensare come lo sport stesse dando una severa lezione alla politica che stenta ancora a trovare un accordo su un tema così sensibile per la nostra popolazione. Su quell’imbarcazione e poi durante le gare, i veri protagonisti sono stati giovani donne e uomini che a prescindere dall’etnia di appartenenza, erano uniti sotto la comune bandiera italiana e dalla volontà di onorare con le loro vittorie la nostra Nazione. Un fantastico e vincente miscuglio di etnie provenienti da diverse parti del mondo, che dimostra come l’Italia sia ormai una comunità multietnica e fiera di esserlo, nonostante da diverse parti della politica italiana giungano messaggi controversi se non di vera negazione».

«Per parte del Gruppo consiliare di Pour l’Autonomie tali negazioni o opinioni controverse non hanno ragione di esistere, come non sussistono dal nostro punto di vista tutte le motivazioni che negli anni sono state opposte all’approvazione di una modifica della normativa sulla cittadinanza che accolga il principio dello Ius Scholae. Anticipando quindi la dichiarazione di voto, il nostro sarà un voto favorevole a questa mozione ed all’impegno che viene richiesto, nel convincimento che consentire ai giovani stranieri, che già si sentono italiani, di diventarlo a tutti gli effetti rappresenti al contempo un atto di civiltà e un arricchimento per la nostra società».

La mozione, così come emendata, è stata approvata.

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