CAPOGRUPPO DI MARCO “Conflitto israelo-palestinese – agire per la pace”

19 Dicembre 2024

Nell’ultimo Consiglio regionale del 2024, che si è svolto nelle giornate del 18 e 19 dicembre, il Capogruppo di Pour l’Autonomie, Aldo Di Marco, è intervenuto nella discussione generale su una mozione e una risoluzione ad essa collegata, riguardanti gli impegni da assumere per dare un contributo alla risoluzione del conflitto tra israeliani e palestinesi.

«Il conflitto israelo-palestinese, che si protrae di fatto da molti anni, ha radici e motivazioni molto complesse tra cui senza dubbio questioni religiose e politiche, ma soprattutto territoriali che sono emerse in seguito alla proclamazione dello Stato di Israele avvenuta il 14 maggio del 1948, tre anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Nella risoluzione approvata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel novembre del 1947, l’area fino a quel momento identificata come Palestina avrebbe dovuto essere ripartita in due Stati: uno ebraico e uno arabo, con confini esattamente definiti e pari dignità. Come sappiamo le cose sono andate in maniera differente: il popolo israeliano ha effettivamente visto riconosciuto il proprio diritto ad una propria Nazione libera ed indipendente, mentre lo stesso non è avvenuto per il popolo palestinese che è stato altresì costretto a vivere sostanzialmente sotto occupazione, soggetto ad innumerevoli restrizioni della libertà ed a sistematiche violazioni dei diritti umani. In questa situazione esplosiva evidentemente irrisolta le rivendicazioni giuste o sbagliate del popolo israeliano sono andate a contrapporsi a quelle altrettanto giuste o sbagliate del popolo palestinese in modo assoluto e violento, generando non uno ma tutta una serie di episodi di guerra che da allora e fino ad oggi hanno insanguinato quella parte del mondo».

«Se la storia ci insegna qualcosa è che ogni forma di ragionevolezza si infrange sempre contro l’istinto di sopravvivenza di un popolo, ed è esattamente quello che è accaduto ed accade oggi tra israeliani e palestinesi. I primi determinati a difendersi dagli attacchi che sono stati da sempre portati ai loro danni da tutti i paesi confinanti, certamente contrari al loro insediamento in quel territorio a forte matrice musulmana. I secondi determinati a difendere il loro diritto all’esistenza e all’identità nonostante l’invasività dell’aggressivo confinante e le decisioni occidentali non proprio illuminate. Entrambi i popoli rivendicano come spazio vitale il medesimo territorio: gli israeliani perché loro luogo storico di nascita, i palestinesi perché lo detenevano interamente e ne sono stati in buona parte cacciati in seguito alla creazione di Israele».

«Per quanto riguarda il presente, come Pour l’Autonomie non possiamo che condannare i terribili fatti di cui è resa responsabile l’organizzazione terroristica Hamas nel 2023 che hanno portato alla morte di almeno 1200 civili israeliani, al ferimento di più di 3000 ed al rapimento di circa 240; ma al contempo non possiamo che guardare con orrore all’offensiva portata avanti da Israele nella Striscia di Gaza, che sta causando ingenti vittime tra i civili anche dei campi profughi – in massima parte donne, bambini e anziani – la devastazione di edifici ed infrastrutture tra cui gli indispensabili ospedali, e un’imponente crisi umanitaria per l’assenza di acqua, di cibo, e il propagarsi di malattie».

«Le ragioni ed i torti degli uni e degli altri sono a tal punto radicati che è ben difficile trovare oggi soluzioni che possano essere condivise, e possano riportare la pace. Eppure crediamo che non si possa assistere impotenti al moltiplicarsi delle vittime di entrambi gli schieramenti. Crediamo che ancora una volta, dopo gli errori commessi ed ormai non più sanabili, sia essenziale che proprio dal mondo occidentale giungano delle proposte e delle posizioni atte a conciliare le ragioni tra loro distanti e contrastanti dei due contendenti. E crediamo che il primo passo in questa direzione sia il riconoscimento da parte dell’Italia, di uno Stato Palestinese democratico e sovrano come per altro hanno già fatto il 70% circa degli Stati membri dell’ONU, nonché l’ONU stessa ammettendolo nell’organizzazione anche se con lo status di Stato osservatore permanente».

«Riconoscere il diritto del popolo palestinese a definirsi come entità politica e geografica significa infatti equipararne lo status giuridico a quella di tutti gli altri Stati, garantirgli tutte le tutele sancite dal Diritto Internazionale, e permettergli di interfacciarsi da pari a pari con lo Stato di Israele, al fine di trovare un accordo per superare le contrapposizioni passate e presenti, e consentire una convivenza pacifica e sicura per entrambe le popolazioni. Il riconoscimento di uno Stato palestinese è pertanto, dal nostro punto di vista, un presupposto fondamentale nonché una conditio sine qua non, per poter avviare mediazioni internazionali realmente efficaci. A patto naturalmente che l’Autorità palestinese sappia prendere le distanze da componenti terroristiche islamiche il cui integralismo può solo nuocere alla sua immagine democratica, ed alle sue prospettive di rinascita, nonché all’avvio di sereni rapporti di collaborazione».

«Il ruolo delle diplomazie internazionali è a nostro giudizio essenziale per riportare la pace in questa terra tormentata. Ma per raggiungere questo obiettivo da tutti auspicato riteniamo che si debba passare certamente attraverso il riconoscimento di uno Stato Palestinese, ma anche attraverso la ferma denuncia e condanna dei crimini commessi da Hamas come da Israele, e l’impegno degli Stati terzi a interrompere l’invio di armamenti ad entrambi i contendenti – questo è fondamentale – e ad esercitare le dovute pressioni sulle due parti in conflitto affinché si pongano le basi ed i presupposti condivisi per la cessazione delle ostilità e per l’instaurarsi della pace, si ottenga la liberazione degli ostaggi, e si consenta la fornitura e distribuzione degli essenziali aiuti umanitari rivolti alla popolazione civile ormai allo stremo delle forze».

«Come Pour l’Autonomie su questa mozione ci asterremo, ma accogliamo con favore la risoluzione oggi presentata i cui impegni si avvicinano di più al nostro pensiero. Siamo ben consapevoli che la nostra, come quella del Comune di Aosta che nel Consiglio comunale di ottobre 2024 ha approvato un ordine del giorno con impegni sovrapponibili, sono due piccole voci in un contesto internazionale ampio e variegato, ma siamo fermamente convinti che sia nostro dovere dare un contributo per veder finalmente ristabilita una pace che si attende invano da decenni, e per garantire futuro e speranza a popolazioni che hanno conosciuto solo guerre e devastazioni».

La risoluzione è stata approvata, mentre la mozione è stata respinta.

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