CAPOGRUPPO DI MARCO “Giornata della Memoria – tramandare il ricordo nelle giovani generazioni”

29 Gennaio 2025

In apertura del secondo Consiglio regionale del mese di gennaio, tenutosi nelle giornate del 28 e 29, il Capogruppo di Pour l’Autonomie Aldo Di Marco è intervenuto nell’ambito della commemorazione della Giornata della Memoria.

«Il 27 gennaio 1945 i soldati sovietici dell’Armata Rossa entrarono ad Auschwitz, il più grande campo di concentramento e di stermino allestito dal Regime nazista in Polonia, rivelando al mondo gli orrori che in esso, come in altre strutture simili, si perpetrarono ai danni di milioni di esseri umani, in massima parte ebrei ma anche oppositori politici, appartenenti a minoranze etniche e religiose, prigionieri di guerra, e tutti coloro che il fanatismo hitleriano considerava “diversi”- tra cui omosessuali e disabili – e quindi indegni di essere parte integrante del progetto delirante di nuova Europa dominata dal nazifascismo che si stava allora costruendo con la forza delle armi e della più spietata violenza».

«Una moltitudine di donne, uomini, bambini ed anziani innocenti passarono per questi campi. Molti di loro perirono nelle camere a gas o in seguito alle inumane condizioni di vita, alla fame, alla fatica, agli esperimenti pseudoscientifici, e agli atti di inutile crudeltà dei loro aguzzini. I pochi che sopravvissero portarono incisi indelebilmente nel corpo e nell’anima i segni di quella terribile esperienza, per tutto il resto della loro vita».

«La giornata della Memoria è quindi un’occasione in primo luogo per ricordare. Ricordare uno degli episodi più bui della storia del genere umano durante il quale oppressione e brutalità presero il sopravvento sul senso di umanità, di compassione e di solidarietà; e le vittime incolpevoli di un’ideologia folle e di un ideale aberrante che sono stati propri del regime totalitario nazista tedesco ma anche, inutile negarlo, di quello fascista italiano. Adesso che si stanno spegnendo una ad una anche le ultime voci dei sopravvissuti a quelle atrocità, tocca alla società civile – a tutti noi – raccoglierne l’eredità e rinnovarne il ricordo. “Meditate che questo è stato: vi comando queste parole” ci ammonisce in una sua famosissima poesia Primo Levi, catturato dalla milizia fascista in Val d’Ayas il 13 dicembre 1943 e poi deportato ad Auschwitz, dopo essere stato internato nel campo di concentramento e transito di Fossoli in provincia di Modena “Scolpitele nel vostro cuore stando in casa andando per via, coricandovi, alzandovi. Ripetetele ai vostri figli” perché solo una memoria piena e condivisa è l’unico baluardo per arginare l’ignoranza ed il negazionismo, che purtroppo stanno dilagando nelle nostre società occidentali sulla spinta dell’affermazione di nuovi movimenti di destra».

«Ma è anche un’occasione per riflettere. Riflettere sulla natura dell’essere umano capace di quella che Hannah Arendt ha definito la banalità del male, se dominato dalla fede cieca, priva di umanità e pensiero critico; sulle responsabilità che pesano anche sulla nostra storia di popolo in camicia nera che ha sostenuto un regime, quello fascista, che portava in sé il germe del razzismo, e lo espresse con le leggi del 1938 e poi dal 1943 con la partecipazione alla deportazione di 6806 ebrei italiani e stranieri presenti sul nostro territorio; sulle scelte che possiamo e dobbiamo compiere, come individui e come collettività, affinché non si ripetano gli stessi errori fatali, ribadendo il valore assoluto del rispetto dei diritti umani che è il caposaldo di ogni democrazia, e al tempo stesso opponendoci strenuamente alle troppe discriminazioni che vengono ancora compiute verso tutte le diversità, vissute non come motivo di arricchimento ma come destinatarie di sentimenti di avversione e rifiuto».

«Come Pour l’Autonomie crediamo che il 27 gennaio di ogni anno non ci si debba limitare a celebrare solo una ricorrenza, bensì sia il momento più giusto ed opportuno per rinnovare l’impegno a combattere ogni forma di estremismo ideologico che abbia come propria aspirazione il dominio dell’uomo sull’uomo, come proprio principio il disprezzo per la vita umana, e come propria strategia la sopraffazione; a vigilare affinché non tornino ad imporsi dottrine e modelli distorti come quelli che hanno portato all’annientamento di milioni di persone nel nome di un assurdo fanatismo; a tramandare la memoria dei terribili fatti avvenuti nei lager tedeschi, alle giovani generazioni così che se ne facciano portatrici ed interpreti; e a ricordare le vittime innocenti della violenza nazista e fascista, sacrificate nel nome dell’intolleranza razziale, nell’indifferenza generale».

«Pochi giorni fa, la Senatrice Liliana Segre, deportata ad Auschwitz nel 1944 con il padre che lì ha trovato la morte, ha espresso il timore che la Shoa possa essere ridotta ad una frase nei libri di storia. Pur condividendo le considerazioni che la inducono ad un tale pensiero pessimista, confidiamo che la tendenza colpevole a dimenticare, a minimizzare ed a rimuovere di alcuni possa essere efficacemente contrastata dalla volontà della parte sana della nostra società di mantenere vivo e vibrante il ricordo delle mostruosità commesse dai regimi nazista e fascista, affinché restino monito e testimonianza dell’abisso senza fondo in cui si può precipitare quando a prevalere è l’odio razziale».

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