Durante il primo Consiglio regionale del mese di marzo, tenutosi nelle giornate del 12 e 13, l’Assessore Marco Carrel è intervenuto per rispondere in modo preciso e puntuale ad un’interrogazione relativa agli operatori forestali regionali, ed a tre interpellanze riguardanti rispettivamente il latte crudo, le terre di montagna, e l’attività agrituristica.
Interrogazione attività lavorativa degli operatori forestali regionali.
Ai due quesiti di quest’interrogazione, mirati a conoscere il numero di operatori boschivi regionali e le iniziative atte a garantirgli una condizione di lavoro ottimale, l’Assessore Carrel ha risposto come segue:
«In merito al primo quesito, gli Uffici riferiscono quanto segue: gli operatori boschivi che lavorano presso l’Amministrazione regionale sono 27, così suddivisi: n.5 operatori boschivi di 5° livello – “super specializzati” assunti a tempo indeterminato; n.14 operatori boschivi di 4° livello – “specializzati” assunti a tempo indeterminato; e n.8 operatori boschivi di 4° livello – “specializzati” assunti invece a tempo determinato».
«In merito al secondo quesito, si fa presente che le professioni lavorative sono classificate dall’ISTAT secondo specifici codici che permettono di ricondurre le occupazioni presenti nel mercato del lavoro in vari raggruppamenti. Il codice ISTAT con il quale sono inquadrati gli operatori boschivi assunti dall’Amministrazione regionale è il 6.4.4 corrispondente alla professione di Operai forestali specializzati».
«Ai sensi di legge – Decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali del 5 febbraio 2018 – alcuni lavori particolarmente pesanti e logoranti sono classificati come usuranti e per essi sono previste agevolazioni nel sistema pensionistico. La lista dei lavori usuranti è aggiornata periodicamente, al fine di adeguarla al contesto sociale ed economico. Purtroppo, ci sono attualmente delle professioni – tra cui quella di operaio forestale specializzato – che, pur essendo faticose e rischiose, non risultano inserite negli elenchi delle attività usuranti».
«Già dai primi mesi del mio insediamento, ho avuto modo di confrontarmi sulla questione con le Organizzazioni sindacali ed i dirigenti competenti dell’Assessorato Agricoltura e Risorse naturali, pur nella consapevolezza che la materia è di competenza statale, in modo particolare del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali che, come mi riferiscono gli Uffici competenti, nel 2021 ha nominato una specifica Commissione tecnica al fine di elaborare un nuovo elenco delle mansioni considerate pesanti ed usuranti in cui sono stati inseriti anche i forestali specializzati. Ad oggi tuttavia detto nuovo elenco non è stato ancora approvato. In chiusura, ribadisco l’attenzione che stiamo e sto riservando personalmente alla problematica in attesa delle decisioni del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, e la piena disponibilità di andare ad interagire con le strutture competenti per risolverla».
Interpellanza benefici e rischi del consumo del latte crudo
All’interpellanza con cui si chiedevano informazioni circa l’eventuale promozione di una campagna informativa sui benefici e sui rischi del consumo di latte crudo, l’Assessore Carrel ha così replicato:
«L’interpellanza presentata dai proponenti mi fornisce l’occasione per ribadire come gli Assessorati all’Agricoltura e Risorse naturali e alla Sanità, Salute e Politiche sociali, pongano congiuntamente la massima attenzione al tema del consumo di latte crudo. La conoscenza della presenza di microrganismi patogeni negli alimenti consumati crudi, compreso il latte, non è purtroppo certamente una novità. L’evoluzione delle conoscenze scientifiche e analitiche, e la sempre maggiore attenzione alla sicurezza alimentare hanno determinato nell’opinione pubblica una crescente consapevolezza nei confronti dei rischi sanitari connessi al loro consumo. Nell’ottica di una gestione efficace e mirata della problematica e nell’intento di veicolare un’informazione corretta e completa ai cittadini in un settore delicato come quello alimentare, durante questi due anni abbiamo avuto modo di organizzare diversi incontri – a cui ho personalmente partecipato – con i dirigenti delle Strutture competenti, e i rappresentanti delle Associazioni di categoria e del Consorzio Produttori e Tutela della D.O.P. Fontina».
«Passando a trattare specificatamente del latto crudo, ritengo fondamentale rimarcare che i pareri scientifici espressi dall’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare circa i rischi per la salute pubblica associati al suo consumo sono concordi nell’affermare che esso può essere fonte di batteri patogeni tra cui l’Escherichia coli Stec, ma al contempo che non è possibile quantificare direttamente detti rischi a causa di lacune nei dati. Quindi, credo sia opportuno sottolineare che se da un lato è necessario che le Strutture competenti non sottovalutino i potenziali rischi per la salute del consumo di latte crudo e promuovano la messa in atto di tutte le possibili misure di contenimento, di prevenzione e di corretta informazione; dall’altro, è altrettanto importante che il latte crudo e i prodotti da esso derivati non vengano demonizzati, evitando che la diffusione di informazioni non equilibrate, generi allarmismi ingiustificati che possono condizionare negativamente l’opinione pubblica nel consumo di tali prodotti»
«L’Assessorato Agricoltura e Risorse naturali, con l’Assessorato alla Sanità, ha posto in essere in questi ultimi due anni, tutta una serie di importanti iniziative in merito alla questione del latte crudo, tra cui voglio brevemente ricordarne alcune. In primis la Convenzione con l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta per la ricerca di E.coli Stec nella filiera di produzione della Fontina DOP, che ha portato all’esecuzione di 1300 analisi su campioni di latte, cagliate e formaggi prima dell’immissione sul mercato; nonché, ove necessario, all’applicazione di procedure di verifica e controllo sia da parte del Consorzio, che da parte della Struttura Complessa Ispezione degli Alimenti di Origine Animale dell’USL della Valle d’Aosta. Detta Convenzione è stata rinnovata con Deliberazione di Giunta regionale n.172 del 24 febbraio scorso. In secondo luogo vi sono gli incontri formativi destinati agli operatori della filiera lattiero-casearia, volti a migliorare le pratiche aziendali sia durante l’allevamento che nel processo di caseificazione così ridurre per quanto possibile il rischio legato alla problematica E.coli Stec, che si sono tenuti sul territorio regionale nei mesi di novembre e dicembre 2024, con la partecipazione di 83 aziende di trasformazione del latte, caseifici e singoli trasformatori, e di 680 aziende di allevamento, e di produzione di latte; e che nelle intenzioni verranno riproposti periodicamente in futuro, per proseguire nella costante attività di informazione. In ultimo, ci tengo a sottolineare il finanziamento per la realizzazione di un progetto di ricerca scientifica denominato “Progetto Tecnico Scientifico per la Riduzione del Rischio da E. coli Stec in Fontina D.O.P”, approvato nell’ambito del Complemento regionale per lo Sviluppo Rurale 23-27, che consentirà di capire, attraverso lo studio che dovrà essere ancora elaborato e concluso, come si può agire, con quali meccanismi e con quali metodi per andare a dare delle risposte concrete a questo problema».
«Per quanto attiene alla corretta informazione dei cittadini, l’Assessorato competente alla Sanità mi riferisce che l’USL Valle d’Aosta ha predisposto, nell’ambito del Piano regionale della Prevenzione e del Piano regionale lotta Antimicrobico-resistenza, una campagna informativa rivolta alle categorie più a rischio di sviluppare malattie in caso di consumo di cibi crudi, tra cui i bambini, gli anziani, le donne incinte, e i soggetti immunodepressi. Questa campagna, che ha come scopo quello di sottolineare l’importanza di corrette prassi igieniche e di adeguate modalità di conservazione e di manipolazione dei cibi consumati crudi, si avvarrà anche di brochure e locandine predisposte dalla Struttura Comunicazione dell’USL Valle d’Aosta, che verranno a breve distribuite in particolare negli ambulatori pediatrici. Inoltre, nell’ambito del modello sanitario “One Health” fondato sulla strettissima correlazione tra salute umana e salute animale, sono stati organizzati e svolti specifici incontri formativi, tra medici e veterinari del Dipartimento di Prevenzione, e Pediatri di libera scelta in modo da fornire a questi ultimi le adeguate informazioni da divulgare ai genitori, periodicamente allarmati dagli articoli di stampa, per aumentarne la consapevolezza dei rischi ma anche per rassicurarli con le parole autorevoli dei professionisti che operano nel campo della salute pubblica».
Interpellanza contrasto dell’abbandono delle terre di montagna
All’interpellanza in merito alle attività dirette a scongiurare il progressivo abbandono delle terre di montagna, l’Assessore Carrel ha aperto la sua risposta esprimendo la sua convinzione che questa iniziativa offra la possibilità anche per fare il punto sulle attività intraprese in questo ambito, e per capire come si possa agire in futuro per sostenere le aree maggiormente soggette a questa problematica.
«Condivido pertanto pienamente» ha quindi affermato «le preoccupazioni espresse in merito al fenomeno dell’abbandono delle terre di montagna, che è certamente una problematica complessa e un tema di fondamentale importanza per il futuro delle Regioni alpine compresa la nostra. È purtroppo un fatto inequivocabile che detto fenomeno sia una realtà tangibile in diverse aree della Valle d’Aosta, comportando inevitabilmente numerose implicazioni economiche, sociali e ambientali che per essere arginate ed ove possibile evitate, richiedono un approccio integrato e sinergico da parte della politica, nonché l’individuazione degli strumenti adeguati».
«Sin dai primi mesi del mio insediamento, ho scelto di organizzare una serie di incontri sul territorio (in Alta, Media e Bassa Valle) per confrontarmi con i vari attori del settore agricolo – allevatori, agricoltori, viticoltori, rappresentanti dei Consorzi – per ascoltarne le difficoltà e le esigenze, e condividere con loro il Complemento di Sviluppo Rurale (CSR), strumento che definisce le priorità per lo sviluppo agricolo e rurale della nostre Regione, con un focus specifico sulle zone montane e sulla multifunzionalità in agricoltura. In risposta all’esigenza di rivolgere una maggiore attenzione ai territori di montagna caratterizzati da maggiori difficoltà, emersa durante questi confronti, abbiamo agito presentando un emendamento al CSR – discusso in Commissione nel mese di dicembre 2023 e approvato in Consiglio regionale nel mese di ottobre 2024 – che ha permesso di apportare piccole ma significative modifiche ad alcune misure, adattandole alla particolare realtà valdostana».
Sempre in tema di incontri, l’Assessore ha espresso il suo convincimento che è solo quando l’Amministrazione scende sul territorio e si confronta con gli interlocutori, in questo caso agricoltori ed allevatori, che può prendere coscienza e consapevolezza delle loro reali difficoltà, ed ha riferito che «Analoghi incontri sul territorio sono stati organizzati anche con i rappresentanti del Consorzi di Miglioramento Fondiario e delle Consorterie – che svolgono un ruolo fondamentale nel presidio del territorio e nel mantenimento della viabilità interpoderale e delle infrastrutture irrigue –, a seguito dei quali sono state attivate e rafforzate le misure per la realizzazione di interventi di manutenzione straordinaria (DGR 961/2024) e per la gestione ordinaria delle infrastrutture rurali (DGR 815/2023) distribuite su tutto il territorio regionale e spesso collocate in località marginali».
L’Assessore ha anche spiegato che dette misure sono state pensate per dar modo ai Consorzi di intervenire sui vari territori e dare le risposte concrete alle diverse criticità, tra cui quelle descritte dal proponente dell’interpellanza nella sua illustrazione, relative alle difficoltà di raggiungimento di alcuni alpeggi.
«Durante questi quasi due anni di mandato» ha poi proseguito «come Assessorato Agricoltura e Risorse naturali abbiamo messo in atto diverse azioni per contrastare l’abbandono delle terre di montagna garantendo lo sviluppo delle aziende agricole, agroalimentari e forestali regionali anche in virtù della legge regionale 17/2016 e delle successive modifiche che abbiamo apportato in Consiglio regionale con la legge 1/2024, attraverso l’adeguamento dei bandi alle caratteristiche del territorio, alla dimensione aziendale, agli sbocchi commerciali, e favorendo le aziende site in aree più depresse; attraverso il sostegno delle aziende agricole che operano in zone montane, incentivandone le produzioni di qualità, la multifunzionalità e il ricambio generazionale, con particolare attenzione all’insediamento dei giovani per la creazione di nuove imprese agricole; attraverso diverse misure tra cui quelle della monticazione – di cui discutiamo quotidianamente e che sono realmente a sostegno di questo problema – e quelle del pascolamento, e gli incentivi ai concorsi genetici, rivolte al settore zootecnico e finalizzate a garantire la presenza e la permanenza di aziende di settore anche in località più critiche; e attraverso delle attività promozionali mirate a valorizzare le tradizioni locali e le produzioni di eccellenza, ed a rendere più attrattive le zone montane».
«Ci tengo inoltre a sottolineare che le novità introdotte dalla legge n. 1 del 29 gennaio 2024, riservano particolare attenzione ai territori montani più disagiati dove spesso si trovano piccole, anzi a volte piccolissime aziende, solitamente a conduzione familiare, fornendo loro uno strumento snello e flessibile complementare al CSR che prevede la possibilità di ottenere dei contributi a fondo perduto per gli investimenti al di sotto degli 80 mila euro (DGR 1337/2024)».
«In conclusione, al termine della disamina di tutti i provvedimenti posti in essere dall’Assessorato per contrastare l’abbandono delle terre di montagna, voglio ribadire come per affrontare con successo questa problematica sia indispensabile ottenere una piena consapevolezza da parte della comunità, la totale condivisione di intenti tra istituzioni e operatori del settore agro-zootecnico e l’impegno costante sia della società civile che del mondo della politica, perché abbandonare la montagna significherebbe per la nostra Regione mettere a repentaglio tutto il suo sistema economico».
Interpellanza corso di formazione per gestori di attività di agriturismo
All’interpellanza in quattro quesiti, intesa ad assumere notizie circa il numero di domande, le tipologie di aziende e le modalità di registrazione relative al corso di formazione per gestori di attività agrituristica, e la possibilità in futuro di rivalutare i requisiti di accesso a tale attività da parte delle imprese agricole, l’Assessore Carrel ha replicato dettagliando quanto segue:
«In risposta al primo e secondo quesito, gli Uffici mi riferiscono che le domande di iscrizione al corso per gestori di attività agrituristica sono state 28, di cui 26 accolte –- tra queste 2 aziende (una zootecnica e una vitivinicola) hanno scelto di ritirarsi, ritenendo troppo impegnativo seguire le lezioni anche nella modalità online sincrona – e 2 respinte; e che i partecipanti al corso sono titolari, soci o coadiuvanti di aziende delle seguenti tipologie produttive: 20 aziende zootecniche, 1 azienda vitivinicola, 1 azienda viticola, 2 aziende orticole».
«In risposta al terzo quesito, voglio sottolineare che nel capitolato con cui è stata affidata la gestione del corso, è prevista la videoregistrazione delle lezioni, anche per renderle fruibili in occasione di future attività di formazione. Pertanto, detti materiali verranno messi a disposizione sul portale akisvda.it relativo alla formazione Complemento regionale per lo Sviluppo Rurale 23/27. Il corso viene tenuto in presenza come da programma pubblicato, ma è fruibile anche a distanza in modalità sincrona. Al momento dell’iscrizione, 15 persone hanno manifestato l’interesse a seguire le lezioni a distanza, ma la scelta è libera ad ogni lezione».
L’Assessore ha anche reso noto che le predette videoregistrazioni delle lezioni permetteranno di attivare per i corsi futuri quella modalità asincrona, fino ad oggi impossibile da realizzare per la mancanza di questi materiali.
«In risposta all’ultimo quesito» ha di seguito continuato «ad oggi si valuta che i parametri minimi di accesso, così come fissati, siano validi ed adeguati alle diverse realtà delle aziende agricole valdostane. Si fa inoltre presente che il corso di cui si tratta è rivolto unicamente e specificatamente alle aziende interessate ad avviare attività di agriturismo che rispettano il parametro minimo di accesso di 150 giornate lavorative annue, così come previsto al punto 5 dell’allegato alla DGR 1263/2016. Tale parametro minimo di accesso è equiparato al minimo richiesto per avviare un’attività agrituristica».
In chiusura, l’Assessore ha dichiarato di comprendere e di condividere almeno in parte il ragionamento di venire incontro alle esigenze di tutte le aziende, ma ha altresì sottolineato come l’attività prioritaria di dette aziende debba restare quella agricola mentre per contro quella turistica possa rappresentarne solo un complemento.
0 commenti