Assessore Carrel e Capogruppo Di Marco “PTA 2030 – un Piano importante per il nostro territorio, la nostra agricoltura e la nostra comunità”

19 Giugno 2025

Nel Consiglio regionale che si è tenuto nelle giornate del 18 e 19 giugno 2025, il Capogruppo Aldo Di Marco e l’Assessore Marco Carrel sono intervenuti nell’ambito della discussione del Piano di Tutela delle Acque 2030.

 

Intervento Capogruppo Di Marco

«Il Gruppo consiliare di Pour l’Autonomie accoglie con favore la presentazione del Piano di Tutela delle Acque 2030 della Valle d’Aosta, con cui si va a disciplinare la gestione delle risorse idriche regionali in un’ottica di solidarietà sociale e di sostenibilità ambientale – la parola sostenibilità tornerà più volte in questo mio intervento perché siamo del tutto persuasi che sia il concetto guida su cui fondare ogni ragionamento in tema di acque –; e al tempo stesso si va a definire un sistema integrato di misure finalizzate alla tutela qualitativa e quantitativa delle risorse idriche regionali. Le motivazioni che ci inducono a dare il nostro appoggio a questo testo sono diverse ed articolate. Mi soffermerò in particolare su quelle che consideriamo maggiormente rilevanti».

«In primo luogo riteniamo indispensabile che dopo molti anni di attesa, la nostra Regione torni a dotarsi di uno strumento di programmazione operativa e di pianificazione, moderno e dinamico, coerente e in linea con le direttive europee tra cui la Direttiva Quadro Acque, le strategie nazionali e gli obiettivi regionali di sviluppo sostenibile, con cui non si va semplicemente ad aggiornare il precedente Piano, bensì si vanno a fissare le finalità, gli obiettivi, i contenuti e le misure per la salvaguardia e gestione delle acque regionali. Acque che – come affermiamo fin dall’inizio di questa legislatura – costituiscono un tratto identitario e una risorsa fondamentale per il nostro territorio alpino in quanto rappresentano un elemento essenziale per la vita e l’ambiente; uno tra i principali beni comuni della nostra collettività; nonché il volano della nostra economia».

«Una risorsa di straordinaria importanza quindi, che dal nostro punto di vista va difesa e valorizzata attraverso un Piano di ampia portata come questo che persegue molteplici finalità nell’ambito di un comune obiettivo da noi pienamente condiviso che è quello di garantire una politica integrata e sostenibile di tutela del patrimonio idrico regionale che assicuri acqua di qualità, in quantità adeguata al fabbisogno della popolazione e delle attività economiche, a costi accettabili per i cittadini e nel rispetto dell’ambiente. Nell’ambito di questa visione valutiamo come basilare che il Piano si proponga, tra l’altro, di prendere in considerazione l’intero sistema acqua nella sua complessa articolazione di elemento vitale e vivente strettamente connesso con il territorio, e fortemente influenzato dalle attività umane e dai cambiamenti climatici; di raggiungere e mantenere per tutti i nostri fiumi, torrenti, laghi e falde, gli standard di qualità “buono” o “elevato”, previsti dalla Direttiva Quadro Acque europea; di proteggere le risorse idriche, di incentivarne un uso razionale ed efficiente in tutti i settori – prioritariamente per l’uso potabile e per quello irriguo –, e di valorizzarne l’utilizzo economico – in particolare per i settori agricolo ed energetico – in un’ottica di sostenibilità e di beneficio alla comunità ma anche di rispetto dei servizi ecosistemici; di recuperare e rafforzare la biodiversità e la resilienza degli ambienti acquatici e degli ecosistemi connessi, per affrontare al meglio le conseguenze dei cambiamenti climatici in atto; ed al contempo armonizzare la tutela della loro qualità con la prevenzione dei fenomeni di dissesto idrogeologico».

«Per quanto attiene ai contenuti e le misure del Piano, riteniamo che vengano descritti con chiarezza e precisione nei suoi diversi elaborati. Per ragioni di brevità non starò a ripercorrerli nell’interezza ma mi limiterò a sottolinearne alcuni aspetti».

«Nella relazione generale, vengono illustrate, tra l’altro: le modalità di classificazione dei corpi idrici superficiali e sotterranei, il loro stato e le caratteristiche del territorio regionale che possono influenzarlo, nonché gli obiettivi di qualità da raggiungere per ciascuno di essi; le aree del nostro territorio a cui è attribuita una protezione particolare al fine di difendere i corpi idrici in esse presenti; la strategia adottata per rispondere alle nuove priorità e prospettive; le problematiche ambientali considerate nella definizione delle linee strategiche di tutela e le caratteristiche climatiche e idrologiche del contesto ambientale. Tutti elementi la cui accurata valutazione risulta centrale per attuare un modello di gestione delle acque che guardi al futuro e sappia sviluppare un’idea di sostenibilità nel lungo periodo, come da noi auspicato».

«Nel programma operativo delle misure vengono descritte appunto le misure integrate e coordinate di tutela qualitative e quantitative da attuare, tra cui rientrano quelle relative alla tutela dall’inquinamento dei corpi idrici superficiali e sotterranei, e del recupero delle loro condizioni di naturalità attraverso interventi di riqualificazione fluviale e di miglioramento dello stato ecologico e paesaggistico dei corsi d’acqua; quelle relative alla tutela quantitativa delle risorse idriche, mirate ad assicurare un uso sostenibile delle acque, razionalizzandone l’uso, promuovendone il risparmio, il riutilizzo, e le pratiche virtuose di consumo e riducendone gli sprechi; e quelle relative all’adattamento ai cambiamenti climatici, rivolte ad individuarne nuove modalità di gestione per affrontarli al meglio garantendo un appropriato approvvigionamento idrico. Ne ho citate solo alcune ma tengo a rimarcare come tutte le misure descritte ci appaiano cruciali per garantire la realizzazione di una politica di tutela delle acque regionali che sia realmente coerente e sostenibile attraverso un approccio integrato dei diversi aspetti di gestione ed ecologici, così come stabili dalla Direttiva Quadro Acque europea».

«Nelle norme tecniche di attuazione viene delineata la seconda fase del percorso di questo Piano, appunto quella di attuazione. Per far sì che le politiche, le misure e gli indirizzi definiti in questo testo siano applicati in modo efficace ed uniforme su tutto il territorio regionale crediamo importantissimo che, come indicato nel documento, siano attivati nuovi strumenti di governance tra cui la Cabina di Regia che prevederà il coinvolgimento e l’impegno delle istituzioni competenti come dei rappresentanti dei portatori di interesse; che si occuperà di specifiche e prioritarie tematiche in materia di patrimonio idrico; e che si interfaccerà con gli eventuali tavoli di lavoro o altro strumento di lavoro interdisciplinare e multisettoriale che sia organo di consulenza tecnico-amministrativa della Regione sul tema delle risorse idriche».

«Due parole voglio anche spenderle sulle attività di monitoraggio stabilite dal Piano, che a nostro parere sono di estrema rilevanza per una corretta gestione e valutazione degli esiti e risultati della sua attuazione, in quanto consentiranno di controllarne l’impatto sull’ambiente; di valutare l’evoluzione delle condizioni ambientali, dello stato ecologico e chimico dei corpi idrici e l’efficacia degli interventi; di verificare il conseguimento degli obiettivi di sostenibilità prefissati; e di individuare tempestivamente eventuali effetti negativi imprevisti ed imprevedibili, così da porre in atto le necessarie misure di correzione».

«In secondo luogo vogliamo porre l’accento su quello che è secondo noi un valore aggiunto di questo Piano e cioè il fatto che sia la risultante di un lungo e complesso iter che ha visto il coinvolgimento attivo e collaborativo di diversi portatori di interesse: dalle Strutture competenti in materia dell’Amministrazione regionale, agli Enti locali e alle Associazioni ambientaliste; dal comparto agricoltura e i Consorzi di miglioramento fondiario, ai produttori di energia idroelettrica; dalle imprese e i professionisti di settore, ai singoli cittadini. Nell’intento di stilare un documento di pianificazione il più possibile condiviso e in massimo grado espressione delle reali esigenze della nostra collettività e del nostro territorio in materia di acque, sono stati attivati tutti i possibili strumenti di confronto e di dialogo – forum pubblici, incontri bilaterali, tavoli tecnici, consultazioni pubbliche ed online – ; sono state prese attentamente in considerazione tutte le osservazioni e le proposte, e di queste diverse hanno trovato accoglimento totale o parziale; e si è lavorato con impegno e costanza per giungere a trovare un punto di equilibrio e di mediazione tra le esigenze di tutela ambientale, mirata a salvaguardare le nostre acque ed i nostri ecosistemi acquatici, e le esigenze di sviluppo sostenibile, diretto ad assicurare un ottimale utilizzo della risorsa idrica per supportare le nostre attività economiche. Il risultato di questo intenso e partecipato lavoro è un documento approfondito e completo che risente del contributo offerto dalle diverse parti in causa e della loro volontà di giungere ad un risultato comune; e che affronta il tema della gestione delle acque regionali in maniera precisa e puntuale, senza tralasciarne nessun aspetto».

«In conclusione, daremo il nostro appoggio a questo Piano sia per i contenuti che esprime, e sia per le modalità della sua elaborazione, condividendo appieno l’idea, espressa da più parti, che esso rappresenti un atto di grande assunzione di responsabilità verso le future generazioni a cui abbiamo il compito di tramandare un patrimonio idrico sano, vitale e gestito con saggezza; e nella certezza che costituisca un documento di estremo valore la cui corretta applicazione ci proietterà verso una gestione sostenibile delle acque regionali che porterà sicuri vantaggi alla tutela del nostro territorio e alla crescita della nostra comunità».

 

Intervento Assessore Carrel

«L’agricoltura svolge un ruolo sicuramente importante all’interno di questo Piano di Tutela delle Acque 2023» ha dichiarato l’Assessore Carrel in apertura del suo intervento «In questa mia breve relazione ci tengo quindi a sottolinearne le interazioni sviluppate su diversi fronti».

«Per quanto attiene alla Qualità delle acque, il PTA 2030 individua l’agricoltura come uno degli attori che influiscono sugli aspetti qualitativi e quantitativi delle acque, e prevede misure specifiche per ridurre i potenziali impatti negativi dovuti al dilavamento dei terreni agricoli. Queste misure includono: l’applicazione di pratiche agricole a basso impatto ambientale; la promozione dell’agricoltura biologica; la corretta gestione dei fertilizzanti e dei pesticidi; e la creazione di fasce tampone per proteggere i corpi idrici dal ruscellamento agricolo».

«Per quanto attiene alla Gestione Quantitativa delle Risorse Idriche e Irrigazione, il PTA 2030 affronta anche il tema dell’utilizzo delle risorse idriche per l’irrigazione, con l’obiettivo di promuovere un uso efficiente e sostenibile. Le misure in questo ambito comprendono: l’efficientamento dei metodi di trasporto dell’acqua e delle tecniche di irrigazione; la verifica e assicurazione degli effettivi fabbisogni irrigui; e l’installazione di misuratori per quantificare i volumi d’acqua prelevati per l’irrigazione, su cui torneremo in seguito».

«Per quanto attiene alle Misure Agroambientali e Sviluppo Rurale, il PTA2030 si integra con gli strumenti di programmazione dello sviluppo rurale per promuovere pratiche agricole sostenibili e rispettose dell’ambiente. In questo contesto, un ruolo importante è svolto dalle misure agroambientali, che prevedono incentivi economici per gli agricoltori che adottano volontariamente pratiche agricole a favore della tutela delle risorse idriche e della biodiversità. Le misure di sviluppo rurale rilevanti includono: pagamenti agro-climatico-ambientali per promuovere pratiche agricole a basso impatto; sostegno all’agricoltura biologica; e incentivi per la produzione integrata».

«Per quanto attiene alla Ricerca e Conoscenza, il PTA 2030 ne sottolinea l’importanza per migliorare la comprensione delle interazioni tra agricoltura e risorse idriche e per sviluppare pratiche agricole sempre più sostenibili. E io credo che il mondo agricolo abbia realmente bisogno di queste informazioni per poter anche far valere le proprie ragioni, perché in primis vi è l’uso potabile ma in seconda battura vi deve essere l’uso agricolo per la tutela del paesaggio, per la valorizzazione del nostro ambiente, e per la valorizzazione delle imprese agricole che lavorano il nostro territorio. In quest’ottica, sono previste azioni per: monitorare l’impatto delle pratiche agricole sulla qualità delle acque; valutare l’efficacia delle misure agroambientali; e sviluppare modelli per la gestione sostenibile delle risorse idriche in agricoltura».

L’Assessore ha quindi voluto ribadire «l’importanza del ruolo dell’Ufficio Consorzi di Miglioramento Fondiario del Dipartimento Agricoltura all’interno del PTA e del suo adeguamento. L’adeguamento del PTA 2006, infatti, è un’attività che gli Uffici competenti dei lavori pubblici stanno portando avanti da diversi anni e che ha coinvolto nel tempo anche personale incardinato presso le strutture del Dipartimento agricoltura. Tale lavoro ha previsto aggiornamento di tabelle, riferimenti normativi e relazioni descrittive. Nel PTA sono riportate, tra le altre, le misure presenti nel CSR che contribuiscono all’attenuazione dei rischi di inquinamento delle acque da parte dell’agricoltura.  Nell’ambito delle misure di attuazione è di particolare interesse per il settore agricolo, l’articolo 21 che riguarda l’obbligo di dotazione di un misuratore della portata per tutti i punti di prelievo, indipendentemente dall’uso. Gli Uffici competenti hanno chiesto l’inserimento del quarto comma, che prevede la possibilità di derogare a tale disposizione per i prelievi irrigui destinati all’irrigazione collettiva. Su questo punto, la discussione con la struttura demanio idrico si protrae da anni, e personalmente ritengo sia importante essere riusciti a far passare la posizione secondo cui non è necessaria per tutti la dotazione di misuratore, proprio in virtù di quelle che sono le linee guida approvate con Decreto ministeriale del 31 luglio 2015. Il punto 3.2.1 prevede che “in accordo con le Autorità di distretto, le Regioni prevedono l’obbligo di misurazione dei volumi almeno per i prelievi e le restituzioni di portata uguale o superiore ad 1 modulo (100 l/s medi continui). Le Regioni potranno prevedere, su richiesta delle Autorità di distretto, un valore diverso per tale soglia, o più valori differenziati”.  Sulla base di questi presupposti si era basata la DGR n.1826 del 30 dicembre 2016. Su tale principio non si ritiene sensato tornare indietro, stante la situazione dei Consorzi di Miglioramento Fondiario che fanno fronte a diverse situazioni di criticità e la pressoché assenza, allo stato attuale, di misuratori di portata. La versione precedente del PTA del 2006 riportava invece l’obbligo senza prevedere alcuna possibilità derogatoria. Quindi io penso che anche su questo un passo in avanti sia stato fatto».

L’Assessore Carrel ha di seguito posto l’accento sul fatto che «è da 5 anni che in questo Consiglio, con il Consigliere Rollandin prima e con il Consigliere Di Marco dopo, parliamo di acque e della loro gestione, sotto diversi punti di vista. Come Assessore ho instaurato con il collega Sapinet un rapporto collaborativo anche attraverso il Tavolo delle risorse idriche che era uno degli obiettivi che si eravamo prefissati nella nostra entrata al Governo e sul quale credo che dobbiamo continuare a lavorare anche in futuro perché la prospettiva a medio-lungo termine è sicuramente anche quella di andare a studiare delle aree idonee ad ospitare dei bacini sia per l’uso agricolo, sia per tutti gli altri usi. Su questo il nostro Movimento ha sempre voluto portare l’attenzione, prima dall’opposizione e poi dalla maggioranza, continuando a lavorare con la massima attenzione».

«Per quanto riguarda i Consorzi di Miglioramento Fondiario» ha continuato l’Assessore «credo che tanto sia stato fatto e altrettanto rimanga da fare, e che quelli di secondo livello siano la sfida del domani. Su questa materia l’Assessorato ha già una bozza di disegno di legge praticamente pronta ora all’analisi dell’ufficio legislativo. Non credo che arriverà in discussione entro il termine di questa legislatura ormai agli sgoccioli, perché essendo un tema di grande portata deve essere analizzato con calma e con prospettiva, ma testimonia dell’attenzione che è stata da sempre posta sulla questione. In questi anni abbiamo però aumentato drasticamente le risorse per andare a sostituire gli impianti idrici dei nostri Consorzi, che risultavano vetusti e la cui manutenzione era sempre più difficile. E abbiamo modificato le delibere per gli investimenti innalzando la una cifra da un importo di 75mila euro a 200mila euro con un finanziamento al 90%, e finanche a 400mila euro laddove i Consorzi trovino degli accordi per fare degli investimenti insieme».

L’Assessore Carrel si è detto convinto che questo sia il primo step «per andare verso i Consorzi di secondo livello» e che l’azione politica del Dipartimento debba concentrarsi sul ruolo centrale svolto dai Consorzi su cui è indispensabile porsi delle domande in merito al numero «161consorzi sono appropriati per un territorio come il nostro? Sono troppi, ne mancano?» e in merito alla gestione «Come possiamo gestire meglio il nostro territorio con le sue mille difficoltà, con queste risorse umane? Quali sono le risorse umane che possiamo mettere in campo per poter gestire al meglio il nostro territorio?». Tutti interrogativi, ha riferito l’Assessore, su cui si sta ragionando anche con i Consorzi, avviando così una discussione che ha permesso di «muovere i primi passi e di dare le prime risposte».

«In ultimo ma non per ultimo» ha terminato l’Assessore «l’Ufficio Consorzi sta lavorando da diversi mesi al bando SIGRIAN, ad oggi quasi in chiusura, che permetterà di andare a registrare l’utilizzo irriguo dell’acqua e quindi quanta acqua usiamo per l’irrigazione dei nostri prati e di tutte le nostre colture. Io credo che questa sia la sfida del futuro, riuscire non a controllare bensì a dare una visione reale della situazione partendo dal presupposto che l’agricoltura e l’agricoltore devono essere al centro della Valle d’Aosta del domani e del paesaggio della nostra Regione».

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