Nell’ambito del Consiglio regionale tenutosi nelle giornate del 5, 6 e 7 novembre 2024, il Capogruppo di Pour l’Autonomie Aldo Di Marco è intervenuto nella discussione generale sulla mozione con cui si chiedeva l’impegno a porre in essere una specifica azione di sensibilizzazione rivolta ai giovani al fine di promuovere la cultura del rispetto delle donne, ed a definire una linea di non tolleranza di espressioni di sessismo da parte dei membri del Consiglio.
«In ogni società che voglia definirsi civile, uno dei beni più preziosi è il rispetto che un essere umano deve ad un altro essere umano, principio assoluto che è alla base di ogni forma di convivenza tra persone a cui va riconosciuta la medesima dignità. Il sessismo in tutte le sue forme offende questo principio assoluto, lo mortifica e lo umilia riaffermando una distinzione tra generi che certamente non esiste e non sussiste se non nella mente di chi interpreta la libertà di pensiero ed azione come un’arma contundente da brandire contro un altro diverso da lui, nel caso specifico contro un’altra diversa da lui».
«Ringrazio quindi le colleghe che hanno nuovamente portato in Aula questo tema. In un mondo perfetto non vi sarebbe ragione di riaffrontarlo, con buona pace di tutti coloro che la volta precedente l’hanno ritenuta un’inutile perdita di tempo a fronte dei più gravi ed annosi problemi della nostra Regione. Ma questo non è un mondo perfetto. È un mondo in cui ancora le donne sono fatte oggetto di molestie verbali, di scritte oscene, di discriminazione in ambito sociale e lavorativo, e di violenza brutale in tutte le sue svariate forme fino a giungere all’omicidio. E quindi come Gruppo consiliare di Pour l’Autonomie pensiamo che non solo questa sia la sede giusta per parlarne ma anche che questa costituisca un’opportunità imperdibile per dare un segnale importante alla nostra comunità».
«La violenza di genere in tutte le sue declinazioni e sfumature, è un fenomeno culturale profondamente radicato, fondato sulla persistenza di convincimenti e sul rinnovarsi di relazioni di potere, che hanno radici antiche per non dire antichissime. Non ci si stupisca quindi se ancora in una certa parte della nostra società si annidi tenacemente l’idea del tutto erronea che il corpo delle donne possa essere oggetto di prevaricazione verbale – per tacere di quella fisica – senza che questo costituisca un agìto lesivo e comporti conseguenze sanzionatorie. Non ci si stupisca quindi se scelte quali quella di decorare auto dei coscritti con frasi a sfondo sessuale evidentemente offensive per le donne, vengano salutate con soddisfazione e definite come una vittoria conseguita in barba alle femministe nostrane. A prescindere dal fatto che non bisogna considerarsi femminista per ravvisare in dette scritte volgari un chiaro insulto alle donne, quel che più fa specie è che il termine venga usato con chiaro intento dispregiativo nonostante identifichi un portatore di ideali di uguaglianza di genere che dovrebbero essere comuni non solo all’universo femminile ma anche a quello maschile. La vicenda riguardante i coscritti non può essere minimizzata come invece ho sentito fare da una certa parte politica, riconducendola nell’ambito di una festa con radici lontane e ormai consolidate nella nostra Regione e di una goliardia così cara ai giovani non solo valdostani, perché essa costituisce una spia, un indicatore, una palese dimostrazione di come una certa visione distorta perduri e si autoalimenti anche nelle più giovani generazioni, rinnovando quel circolo vizioso mai interrotto che ha come comune denominatore la svalutazione della dignità femminile».
«Come Gruppo consiliare di Pour l’Autonomie, interamente costituito da uomini, crediamo che sia giunto il momento di spazzare via atteggiamenti permissivi e giustificazioni inconsistenti che si rifanno ad una storia ed a dei valori in cui la società moderna non può più riconoscersi. E il primo modo per farlo è proprio quello di criticare apertamente e senza riserve tutti quei comportamenti sessisti che offendono le donne ma anche tutti quegli uomini che credono nell’uguaglianza di genere, se poi volete chiamarli femministi è un problema vostro. Critica questa, che reputiamo vada estesa a tutti coloro che professano o difendono la cultura del patriarcato – ops non volevo dirlo ma mi è sfuggito – soprattutto se ricoprono un incarico istituzionale. La libertà di opinione è certamente uno dei diritti più importanti di ogni cittadino, ma non può e non deve costituire la coperta sotto cui nascondere l’incapacità o la mancanza di volontà di contrastare un fenomeno culturale che purtroppo genera ancora troppe vittime tra le donne. I dati sono sotto gli occhi di tutti e alcuni purtroppo riguardano anche la nostra Regione a dimostrazione di come questo fenomeno si sia insinuato e perduri anche in comunità forti e coese come la nostra».
«Venendo ora all’impegno richiesto con questa mozione, valutiamo che l’Assessorato regionale competente abbia da tempo avviato politiche ed interventi mirati alla sensibilizzazione degli studenti di ogni ordine e grado circa i temi del rispetto e del rifiuto di ogni forma di violenza rivolta verso le donne. Se ad oggi i risultati non sono interamente confortanti è perché si tratta di un fenomeno che per essere estirpato richiede non solo l’impegno della nostra scuola ma anche delle famiglie e della società civile. Come spesso accade soprattutto tra i giovani, il cambiamento non passa attraverso l’imposizione bensì attraverso l’esempio. Il mondo degli adulti ha un ruolo fondamentale nell’educazione affettiva dei giovani, sia quella compiuta direttamente qualora si sia genitori, che quella compiuta indirettamente attraverso la costruzione di una società fondata sul rispetto. Per quanto apparentemente distratti, i giovani ci guardano e da noi traggono modelli di comportamento. E spetta a noi il compito certamente arduo ma cruciale di rappresentare un esempio che sia positivo, propositivo, e di tolleranza zero verso tutte le forme di violenza contro le donne, a qualsivoglia livello di intensità esse siano esercitate. A maggior ragione – e voglio sottolinearlo con forza – se ricopriamo delle cariche istituzionali».
«Concludendo ed anticipando la dichiarazione di voto di Pour l’Autonomie, il nostro Gruppo consiliare ritiene che l’impegno richiesto da questa mozione sia stato nella pratica quotidiana già assunto dall’Assessorato competente, che sta mettendo in campo tutte le attività di sensibilizzazione sul tema, di sua pertinenza. Il fatto che risultino ancora insufficienti temiamo sia da imputare soprattutto ad un contesto che ci vede tutti – ma in effetti non proprio tutti – corresponsabili. E pertanto il nostro voto sarà di astensione. Un’astensione che però porta in sé la ferma convinzione, più volte ribadita in questo intervento, che tutti i presenti in quest’Aula debbano farsi portatori ed interpreti di principi di rispetto verso le donne, quando si tratta di prendere una posizione su comportamenti che ne ledono la dignità e ne svalutano l’immagine ed il ruolo sociale».
La mozione non è stata approvata.
0 commenti