Le risposte del Governo alle nostre 3 interrogazioni e le 2 interpellanze, non hanno né dissipato le preoccupazioni che ci hanno motivato a presentarle, né soddisfatto la necessità di dare risposte alle istanze della comunità valdostana di cui ci siamo fatti interpreti.
Grazie all’interrogazione relativa alle gare di Coppa del Mondo di sci che si terranno nella prossima stagione invernale sulla pista di discesa libera transfrontaliera Gran Becca tra Cervinia e Zermatt, abbiamo appreso che organizzativamente siamo ancora nella fase progettuale, quindi indietro soprattutto dal punto di vista commerciale. Non potendo attribuire tale ritardo alla sorpresa per la notizia dell’anticipazione delle dette gare, dato che questa eventualità era stata già ampiamente ventilata in precedenza, ci auguravamo perlomeno che allo stato attuale – con la presente stagione invernale in chiusura a fine aprile, e solo maggio e giugno prima dell’inizio della stagione estiva – ci si stesse muovendo per risolvere le numerose criticità che ancora persistono, Per contro l’Assessore si è a lungo profuso in date di eventi e cerimonie sportive, ponendo l’accento su quelle che si terranno in località Cime Bianche Laghi ma senza nulla dire sull’organizzazione delle attività che auspicabilmente si dovrebbero tenere in tutta la vallata del Cervino. Per quanto ci riguarda siamo dell’avviso che queste gare, in virtù della grande attenzione mediatica di cui saranno oggetto per il fatto di essere le prime a svolgersi su una pista tra due Nazioni, rappresentano un’occasione imperdibile per farci conoscere a livello internazionale e incrementare i flussi turistici diretti alla nostra Regione, a patto però che ci si concentri non solo sulla competizione bensì anche sulle attività e manifestazioni connesse, creando sinergie con il Comune e le associazioni di categoria, e trovando sponsor per sostenere gli eventi. Insoddisfatti delle risposte ricevute, ci proponiamo di continuare a monitorare la situazione e ad intervenire nuovamente nel caso di persistenza delle criticità, ricordando all’Assessore che tra le sue deleghe non vi è solamente quella allo sport ma anche quelle al commercio e al turismo, e che in previsione di eventi sportivi così importanti ci si aspettano interventi coordinati ed efficaci in tutti e tre i comparti.
Con la proposta di utilizzare temporaneamente il parcheggio della nuova Università in costruzione, ci prefiggevamo sia di venire incontro alle difficoltà manifestate da diversi utenti dell’Ospedale Parini nel reperire, soprattutto nelle fasce orarie mattutine, un posto auto libero nell’adiacente parcheggio; che di dar risposta a diverse domande poste dai cittadini perplessi per la scelta di mantenere un parcheggio semivuoto in prossimità del centro di Aosta invece che metterlo a servizio della comunità. La risposta dell’Assessore ha rivelato come ormai sia diventata prassi consueta quella di leggere i dati anziché prestare ascolto alle rimostranze della cittadinanza, e giungere in base ad essi alla conclusione che un problema non esiste se non nell’errata percezione del comune sentire. Prendendo atto di questa ben strana forma mentis, torniamo a ribadire il concetto secondo cui lasciare un parcheggio sottoutilizzato quando potrebbe essere usato temporaneamente e gratuitamente dagli utenti del Parini, appare perlomeno come uno spreco non giustificabile con la distanza – circa 600 metri dal presidio ospedaliero – e neppure con la presupposizione di un’assenza di necessità. Non condividendo le posizioni assunte in merito, ne prendiamo atto ribadendo tutta la nostra perplessità.
La sospensione, seppure per un numero limitato di giorni, dei ricoveri programmati presso l’Ospedale regionale è a nostro parere un fatto grave che non può essere giustificato dall’emergenza pandemica – come trapela dalle affermazioni dell’Assessore – bensì trova le sue ragioni in una serie di inefficienze e criticità del nostro comparto Sanità che, nonostante i nostri ripetuti interventi e le rassicurazioni del Governo Regionale, stentano a trovare una risoluzione. Pare infatti del tutto incoerente, se non pretestuoso fare della pandemia la panacea di tutti i mali quando i disservizi ospedalieri, evidentemente non associabili ad essa, sono all’ordine del giorno aggravati per altro da disservizi in altre strutture sanitarie come nel caso del Centro Traumatologico di Breuil Cervinia che nei giorni dell’1 e 5 marzo – quindi in pieno carnevale con grande afflusso di turisti – è stato lasciato senza un medico in servizio, con la conseguenza che gli infortunati sulle piste da sci si sono riversati al Pronto Soccorso dell’Ospedale Parini, già da tempo in evidente affanno. Quel che occorre, a nostro giudizio, è un’analisi precisa e dettagliata delle carenze e delle problematicità del nostro Sistema Sanitario, a cui far seguire un ben articolato piano di risoluzione dei problemi attuali e di prevenzione di quelli futuri. Quanto al personale sanitario in forza all’Ospedale, riteniamo sia necessario usare un minimo di coerenza nelle determinazioni da adottare e quindi optare tra due possibilità: uno screening serrato che coinvolga tutti – sia i vaccinati che gli esenti da vaccinazione – in ragione del medesimo alto rischio di contagio, oppure eliminare l’obbligo di tampone per il personale ospedaliero esentato dal vaccino, esattamente come previsto per il personale dipendente della Regione Autonoma Valle d’Aosta.
Come confermato dal Presidente Lavevaz, nella sua risposta alla nostra interpellanza, la condizione relativa alla carenza di personale del Corpo Valdostano dei Vigili del Fuoco è al momento ferma e priva di soluzioni e di prospettive a breve termine, vista anche l’impugnativa da parte del Governo che mantiene incerta la titolarità della nostra Regione nel prorogare le graduatorie e gestire le politiche di assunzione. Questa situazione non ci esime dal dover e voler cercare rimedi ad una congiuntura protrattasi ormai da troppo tempo, e che comporta gravi danni per il detto Corpo e l’impossibilità per la nostra Regione – a fronte dei tempi del concorso e del seguente obbligatorio corso organizzato a Roma – di assumere nuovo personale per un periodo di oltre due anni. Il nostro suggerimento resta quindi quello di trovare una soluzione amministrativa ma soprattutto politica attraverso interlocuzioni tra Regione e Governo che permettano di individuare delle strategie per superare l’impasse e chiarire alcuni aspetti di base del problema, consentendo così di indire nel più breve tempo possibile un nuovo concorso e attingendo nel frattempo nuovo personale dalla graduatoria attualmente in vigore. Nell’attesa di veder risolta la complessa questione, il nostro obiettivo resta quello di mantener desta l’attenzione dell’aula su questo tema, e seguirne l’evoluzione, eventualmente tornando a trattarlo in futuro.
È con un certo stupore che abbiamo registrato la risposta negativa dell’Assessore alla nostra interpellanza con cui si chiedeva se fosse nelle intenzioni di questa Amministrazione iniziare a lavorare ad un progetto di regolamentazione dell’Elibike oltre la quota di 1500 metri. Proprio perché condividiamo pienamente l’idea di un turismo regionale improntato sulla sostenibilità ambientale e sulla tutela del nostro ecosistema montano, nell’esporre questo intervento abbiamo chiaramente spiegato come l’esigenza di ampliare l’offerta turistica anche a questa attività, che conta un numero di appassionati nazionali ed internazionali in costante crescita, dovesse necessariamente passare attraverso una stretta regolamentazione normativa – non certo una liberalizzazione – comprensiva della formazione necessaria a garantire lo svolgimento in sicurezza dell’attività e dell’individuazione di un numero estremamente limitato di località e sentieri ad essa dedicati. La risposta, improntata su valutazioni e posizioni preconcette, è stata al di sotto delle aspettative proprio perché non si è saputo – e neppure voluto – cogliere lo spirito con cui l’iniziativa è stata concepita, e si è preferito liquidarla frapponendo leggi che mai sono state messe in discussione, realtà già esistenti che esulano dall’oggetto dei quesiti proposti ed affermazioni fuori dal contesto da noi configurato. Respingendo al mittente l’ipotesi che si pensi di fare del nostro territorio “un luna park aperto agli appassionati di determinati sport adrenalinici”, vogliamo ricordare che i maestri di mountain bike e di ciclismo fuoristrada sono un’eccellenza del nostro territorio, e che gli appassionati di Elibike costituiscono ad oggi una risorsa per quelle regioni italiane e quegli Stati esteri – compresa la confinante Svizzera – che hanno saputo cogliere l’occasione di combinare la tutela del territorio all’apertura verso attività sportive in crescita, quali l’Elibike. Per contro, in base ad una ratio che esula dalla nostra comprensione, questa Amministrazione resta chiusa perfino alla nostra proposta di prendere in considerazione un progetto campione relativo a detta attività sportiva, nonostante l’evidenza dell’indiscusso vantaggio che costituirebbe per le poche località coinvolte, da scegliersi – come da noi auspicato – tra quelle a minor afflusso turistico estivo e prive di impianti di risalita, proprio per incentivarne l’attrattività. Secondo logica ci saremmo aspettati che fosse mostrato perlomeno un minimo di interesse nel voler approfondire le ragioni della nostra interpellanza, la reale portata di un tale progetto e dei vantaggi in termini di flussi turistici, ma ancora una volta ci ritroviamo a constatare di come a volte la logica si infranga contro pregiudizi politici che nulla hanno a che fare con l’interesse della nostra comunità. Considerando preoccupante sia questa incapacità di veder oltre lo status quo, che il presupposto secondo cui non vi è margine di convivenza tra le esigenze del territorio e quelle del comparto turistico, prendiamo atto con difficoltà della posizione assunta e ci rassegniamo nostro malgrado alla consapevolezza di aver perso un’opportunità e di vederci nuovamente superati da un gran numero di realtà turistiche sia vicine che lontane, evidentemente più lungimiranti e pronte della nostra.
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